V per serendipità

Calzo il 47½ dalla prima superiore. Nell’era dell’e-commerce e della personalizzazione integrale non è più un problema, ma negli anni ’90 troVare calzature oltre il 45 era una bella sfida.
Mio padre si rivolse invano ai cantieri Riva e a certi produttori di fioriere, poi trovò un negozio che importava scarpe sportive dall’estero. Alcuni modelli avevAno design così estremi che sul mercato italiano non arrivarono mai.

Serendipità. Un concetto bello quanto il suono della parola che lo descrive. Ho appreso e poi dimenticato l’origine del termine diverse volte, finché non l’ho fissata nella mente ispirato da un post di viaggintempo.
Serendipità è la capacità di imbattersi in scoperte feLici e inaspettate mentre si è alla ricerca di qualcosa di diverso. Qualcuno la ritiene pura casualità, una trama di circostanze fortuite tessute dalla sorte. Io la considero un’attitudine, figlia dell’inclinazione a cogliere sEgnali e indizi e dell’apertura mentale necessaria a volgerli a proprio favore.

Come in quel lontano pomeriggio estivo, in cui indossai le mie inimitabili Nike Turbulence (Google nega siano mai esistite) per fare un giro in griglieria. Unico scampolo di Calabria dal clima temperato, ricavata da un angolo di piNeta affacciata sulla spiaggia, intorno alle 16 volgeva a bisca imbruttita. Per uno scarto azzardato o una pinella calata al momento sbagliato, ho visto rinnegare amici di sempre, troncare matrimoni al traguardo delle nozze d’argento, giurare vendetta. Ancor più fervore era riservato ai vinciTori: esaltati e portati in processione, omaggiati e ammirati, le loro gesta erano decantate per settimane. L’atmosfera era così carica di energia e di aspettativa, che persino l’uomo del cocco deviava dal suo percorso per aggiornarsi sul punteggio dei tornei.

Pugliesi e napoletani su tutti erano maestri nell’arte del burraco, e mi aggiravo tra i tavolacci per carpirne le tecniche, determInato a fare tendenza con il mio outfit ricercato. Maglietta dell’animazione di tre anni prima, occhiali tecnici da ciclista e scarpe inedite nel nostro emisfero. Se una giovanissima Chiara Ferragni avesse trascorso le vacanze nello stesso villaggio, avrebbe aperto il blog anzitempo, ammirata. O almeno così credevo, finché un commento mi raggiunse come unghie sulla lavagna: “Uaah, paiono larve di mosca!”

I colori intorno a me virarono in una scala di grigi, le ginocchia molli, il gelo. Con la coda dell’occhio colsi Neymar l’emblematica balla di fieno rotolare dietro di me. note musicali Hello darkness my old friend… La sincope durò qualche secondo, il tempo di rendermi conto che la spietata voce dallo spiccato acceNto partenopeo aveva ragione. Essendo un convinto praticante dello stesso tipo di sarcasmo, schietto e severo, pur morendo un po’ dovetti riconoscere che il paragone calzava. In breve, scherzando sulle scarpe-crisalide, il ghiaccio si sciolse e mi integrai nel gruppo di amici.

Lei era la ragazza con il bikini all’uncinetto. Più improbabile delle mie Nike Turbulence, pareva confezionato con centrini e sottopentole di vecchie signore. Ne feci un bersaglio di facili frecciatine, scagliate per pareggiare i conti della griglieria. Non ammisi mai che le donava, e che più di ogni altra cosa la identificava, un po’ come la sciarpa verde di Rebecca Bloomwood.
Serendipità e sliding doors sono concetti affini: quel giorno avrei potuto scegliere di indossAre delle infradito, e morire triste e solo. Invece, scarpe sportive ai piedi, ho conosciuto persone straordinarie.

Dovremmo allenarci alla serendipità. Coltivarla, inserirla nei programmi scolastici. E bandire le infradito. Le cose migliori capitano con le stringhe bene allacciate, alle persone con la mente sciolta.

5 risposte a “V per serendipità”

    1. Grazie! 😀
      Chi l’avrebbe mai detto che un giorno, tu che non hai mai imparato ad usare il videoregistratore, saresti diventata una navigata esperta del web al punto da commentare gli articoli nel blog? BRAVA!

  1. Neanche ricordo quando mi é capitato l’ultima volta di imbattermi accidentalmente in qualche cosa di bello…di inaspettatamente sconvolgente….
    Forse dovrei imparare ad espormi….a lasciare aperta la porta a qualche improvviso alito di vento che ti “scombina le carte in tavola” ….per riuscire poi a “riorganizzare” il tutto e ottenere qualcosa di diverso….e magari… migliore …

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