Il mio Zerocalcare

Nell’aprile scorso, la temporanea riduzione dell’orario di lavoro mi ha consentito di trascorrere alcuni pomeriggi con i bambini. Un po’ di compiti dalla didattica a distanza, qualche pasticcio con colla e cartone, enigMistica, videogiochi e molti Lego.
La ricerca del soggetto cui dedicare un nuovo omaggio è durata il tempo di uno sguardo alla libreria, dove i colorati volumi di Zerocalcare risaltano a fianco delle edizioni scure dedicate alla saga di Star Wars. (Nerd!)

Pochi giorni prima mi aveva divertito l’acuto manifesto della comunicazione consapevole del fumettista romano, cicciato nel mio feed su qualche social. “Se uno o una non c’ha un caz*o da dire, esiste il silenzio”. Un accorato richIamo alla moderazione e all’esame di coscienza, in un periodo storico caratterizzato dall’infodemia e dall’abuso di opinabili opinioni. Nella vignetta Zerocalcare è rappresentato con una zip al posto della bocca, rafforzativo grafico dell’opportunità di taCere in mancanza di basi conoscitive che possano dare un vero valore aggiunto alla discussione.

Il primo elemento che ho costruito è stata proprio la zip, abbastanza convincente da rimanere pressoché invariata fino al termine del lavoro. L’iconica maglia con il tescHio invece è stata una sfida più complessa. Una soluzione esteticamente più bella ce l’aveva quasi fatta, finché cercando di innestare il collo mi è esplosa in mano come una bomba carta del Secco.

Rendere in maniera convincente una figura bidimensionale e dalle linee tondeggianti si è rivelato un pErcorso piuttosto complesso, ma il risultato è stato soddisfacente.
Se per comporre i diversi blocchi avrei avuto vita facile impiegando palette da vigile (fecero la differenza nel progetto Apollo 11!), sono certo di aver interpretato le preferenze di Zerocalcare utilizzando altri eLementi. Come le fruste per disegnare i padiglioni delle orecchie, simboli di lotta e metafore del suo sarcasmo ficcante.

La costruzione è enormemente sbilanciata a causa del peso del volto. Per questo dietro la maglietta è innestata una base molto lunga e pesante, che la fotografia frontale riesce a celare. Mi piace pEnsare che questa struttura nascosta richiami le radici e i valori più profondi che l’autore non ha mai tradito. Rappresentano un’enorme zavorra, ma sono anche ciò che gli consentono di conservare la sua integrità. Se quella base venisse meno, Zerocalcare andrebbe in pezzi. Perlomeno la mia versione da tavolino.

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