KPOP Demom Hunters

Lego moc KPOP Demon Hunters

KPOP Demon Hunters è un fenomeno globale, il titolo più visto della storia su piattaforma Netflix mentre scrivo questo post.

Il film di animazione ha conquistato anche la mia famiglia: per questa creazione Lego originale ho realizzato tre caricature in stile 8bit delle Huntr/x, più un omaggio alla tigre e la gazza, protagonisti di un raccoNto della tradizione coreana e accreditati rispettivamente come Derpy e Sussy.

Leggi tutto “KPOP Demom Hunters”

Ninja grill

Spiego l’ego è la “stazione del cigno” posta a protezione del mio nucleo creativo. Se per evitare sovraccarichi letali i protagonisti di Lost digitavano una sequenza di numeri, io mi metto al lavoro su qualcosa di nuovo e stimolante.

La routine frenetica non mi concede il tempo per sfogare la creatività fine a se stessa. Arrivano momenti in cui, dopo aver a lungo soffocato, rinviato o aBortito nuove idee, assecondarne qualcuna diventa una necessità.

Quest’anno le vacanze le trascorro nel relax di una terrazza affacciata sull’Appennino. C’è un vecchio dondolo, che per 10 giorni diventa la mia stele per la contemplaZione ascetica. Mi piace perché qui posso chiudere gli occhi e vedere nuovi progetti prendere forma, nel sottofondo di un incessante frinire di cicale. Per il campionamento sonoro delle esterne a NeoTokyo3 in Evangelion vennero di certo nel reatino.

Con i bambini relativamente liberi di esplorare i dintorni, le uniche distrazioni al processo creativo vengono da zanZare e tafanazzi. I loro attacchi non sono frequenti, ma riescono a turbare la mia pace interiore.

Per questo la mia posizione di meditazione si ispira a Goemon, capace e fidato ninja al fianco di Lupin. La racchetta elettrica saldamente impugnata, con il pollice pronto a far scorrere l’interruttore di accensione. Una volta percepito il ronZio all’interno del mio spazio vitale, con riflesso jedi roteo il racchettone a mo’ di nunchaku, grigliando i ditteri colpevoli di aver infranto la sacralità del momento. Esaurito il numero, che un lontano osservatore potrebbe scambiare per un allenamento da majorette condotto nello scoppiettio di un filare di miniciccioli, ripongo l’arma in un fodero immaginario al mio fianco sinistro, e riprendo da dove mi ero interrotto.

Circondato da un vago odore di strinù.

Su la maschera!

All’inizio sono stato scettico circa l’obbligo delle mascherine, in particolar modo riguardo al loro impiego all’aperto: comportamenti responsabili e distanziamento sociale, uniti all’igiene delle mani e delle superfici, mi parevano precauzioni sufficienti ad arginare la diffusione del covid.

Quando però i primi decreti hanno introDotto l’obbligo, mi sono allineato diligentemente alle indicazioni, diventando una sorta di estremista mandaloriano: la maschera sempre indossata correttamente, il tessuto non si tocca mai, se non previa igienizzazione delle mani. È facile. No?

No. Il lavoro a contatto con il pubblico è uno stillicidio che mina ogni convinzione sull’esistenza del buonsenso civico. Sono una persona fantasiosa, ma riesco sempre a sorprendermi: mascherine indossate come il paramento di Captain America, ovunque nasi dimenticati all’aPerto.
Microscampoli di tessuto su enormi faccioni, alla stregua dei bikini di casa Kardashian: va bene il senso del risparmio, ma bastano pochi rudimenti di geometria per capire che un francobollo di stoffa non ce la fa.

Frequentissimo è il caso delle persone che si avvicinano e poi si abbassano la mascherina per parlare, forse per meglio apprezzarne il labiale.

Ho visto togliersi i guanti in lattice per umettarsi le dita con la lingua rasposa e sfogliare meglio il giornale, o sputare sul tablet e poi detergere lo schermo con il taglio della mano per vederCi più chiaro. #noncenecoviddi

C’è chi si ingegna con pezzetti di carta per impugnare la biro senza toccarla, con la stessa cura con cui le donne foderano l’asse del water in Autogrill, e poi ripone serenamente i contanti. E c’è l’italiano attento all’ambiente che indossa la stessa mascherina chirurgica dal 13 marzo. Lei non ce la fa più. Ingiallita e sbrindellata, con gli elastici graffettati: punti metallici che insidiano le carni. Moderni cilici per ricordarci che la vita è sofferenza e che polvere ritorneremo.

Ho imparato che se indossi gli occhiali da sole con la mascherina, puoi muovere tre passi prima di pioMbare nella nebbia di Silent Hill. E che se decidi di mangiare una caramella balsamica, piangerai come Enzo Paolo Turchi con le emorroidi mentre affetta le cipolle alla stazione. Davvero ragà, non ci provate.

La Casa de Papel

La Casa di carta è tornata: un nuovo capitolo della saga è svelato agli appassionati di mezzo mondo. Se la sospensione di diversi mesi per il lancio della nuova stagione è di per sé straziante, la quarantena forzata ha reso l’attesa ancor più febbrile.

Ritroviamo la banda dei Dalì asserragliata tra le solide mura del Banco di Spagna. Molte critiche puntano il dito contro l’asSenza di idee e i buchi nella trama, ma i fan perdonano le baggian imprecisioni nell’impianto narrativo. Sebbene le prime due stagioni alla zecca di stato siano state oggettivamente superiori, l’empatia e l’affezione maturate per i rapinatori mantengono incollati allo schermo. Che ne sarà dei nostri beniamini?

Tra i personaggi femminili prediligo Nairobi, donna coraggiosa e determinata. Ma il mio favorito è il Professore. Le sue eccEzionali doti strategiche sono annebbiate dai sentimenti, ma non dubito che riuscirà a ritrovare la lucidità per condurre alla salvezza almeno un gruppo di compagni.

Quello che mi affascina dello stratega è il tratto psicologico che ci accomuna: razionalità, calcolo delle probabilità, analisi delle conseguenze. Grandi pRotagonisti di fumetti o pellicole che ho amato per le loro capacità premonitorie sono Senza Nome (Hero), Constantine e Shikamaru Nara. Ne ricordi altri?

Per realizzare questo Lego omaggio dedicato alla Casa de Papel e ai suoi protagonisti, ho costruito una copia della sede del Banco de España, così come rappresentata nel plastico di Palermo. La facciata lineare e l’aspetto squadrato hanno reso l’impeGno accessibile, nonostante qualche licenza autoconcessa per ridurre piani e finestre del palazzo.

Realizzare l’iconica maschera di Dalì è stato un passaggio di gran lunga più sfidante: il virtuoso surrealista non poteva certo sfoggiare baffi dall’aspetto comune! Ho costruito per primi naso e mustacchi, modellando poi le dimensIoni del volto a partire dal centro.
Disponendo di un solo piatto convesso bianco, ho montato uno degli occhi con un disco arancione trasparente delle stesse dimensioni, colorandolo poi in postproduzione. Nel mio profilo TikTok è disponibile un breve video in cui si vede la maschera originale.
Volevo che le sopracciglia arcuate fossero più sottili nella parte esterna, così ho impiegato due piedi di porco. Solo in un secondo momento ho sOrriso della curiosa combinazione: attrezzi da scasso sul volto della maschera del rapinatore!

Scientificast, il podcast neurotonico

Anni di zapping radiofonico mi hanno lasciato un indice ben tornito e una certa insofferenza ai palinsesti. Alcuni mesi fa ho realizzato che potevo capitalizzare meglio l’ora quotidiana seduto al volante: cercavo un podcast istruttivo e divertente e un aMico mi ha indirizzato a Scientificast.

Flash! È stato un colpo di fulmine, tanto che una volta ascoltAti gli episodi recenti ho deciso di procedere a ritroso per approfondire i temi più stimolanti.

Scientificast è un podcast indipentente che tratta di materie scientifiche (astronomia, biologia, chimica, fisica, geologia, matematica e medicina), con spunti e incursioni sull’attualità. Al microfono si alternano donne e uomini che ho impaRato a riconoscere e a stimare: scienziati, ricercatori, insegnanti… tutti abili divulgatori capaci di intrattenere con ironia, senza tradire il rigore scientifico.

Il mio Lego omaggio a Scientificast è stata una sfida ingegneristiCa appassionante: il logo è la stilizzazione di un atomo. Se ricreare forme tondeggianti con mattoncini squadrati è di per sé una prova complessa, realizzare una struttura autoportante retta dalle sottili traiettorie percorse dagli elettroni è stato un vero incubo. Dopo cinque versioni collassate miseramente, la pazienza del padre di famiglia mi ha convinto a suicidarm ritentare. Il risultato finale è più che sOddisfacente!

Marta Pavia, Instagram-prof

Di recente ho conosciuto Marta Pavia, brillante consulente social e content creator. Mi ha colpito di lei la “seraficità”, parola che sembra coniata appoSitamente per descriverla: calma, imperturbabile, serena, dolce.

Molto spesso chi lavora con i social media è ansiogeno, stressato, preoccupato, nervoso… e finisce con il trasmettere un’idea negativa e distopica di questo “mondo”. Nel suo workshop Marta ne ha racconTato una versione più romantica e positiva, dimostrando che ci si può (e ci si dovrebbe) anche divertire.

Alla passione per Instagram, dove un’affiatata community si è raccolta intorno al suo profilo Zuccaviolina, affianca quella per il pianOforte. Seguire e correggere piccoli allievi alla tastiera ha sviluppato in lei il superpotere dell’armonizzazione. Come un diapason riccioluto, Marta ha saputo allineaRe ed equilibrare la visione di 15 corsisti, provenienti da esperienze e contesti molto diversi.

Anch’io amo la musica e ho distillato le riflessioni del rItorno in un’altra metafora sul tema. Aggredire gli impegni con proattività e metodo è sempre una strategia premiante, ma se si perde di vista il proprio equilibrio sacrificando serenità e benEssere per strafare, se ne pagherà il prezzo. In relazione alla presenza on-line, intendo impostare il metronomo su un tempo confacente ai miei ritmi, senza ansie da pubblicazione né frenesia da protagonismo. Vivere un hashtag alla volta, ma sempre #feliceadesso.

Fabio Rovazzi, Faccio quello che voglio

Quando si hanno figli picColi è normale vedere e rivedere (e rivedere…) gli stessi video. La hit “Faccio quello che voglio“, di Fabio Rovazzi li ha particolarmente conquistati. Più che un videoclip è un vero e proprio corto, che ha confermato l’estro e il tAlento dello youtuber milanese.

Nel tempo ne ho apprezzato l’originalità, la qualità dei montaggi e il sense of humour. Mentre i bambini mi chiedeVano di alzare il volume per apprezzare l’acuto di Albano*, un’idea cominciava a balenarmi in testa. Era settembre quando sulla vecchia agenda delle idee e dei buoni propositi iniziai a tratteggiare le basi di questo omaggio.

Intendevo rEalizzare un video, ma le mie competenze non erano sufficenti per poter gestire il lavoro negli scampoli di tempo libero. In corso d’opera lo storyboard iniziale è evoluto in una storia a fumetti. Undici set realizzati, migliAia di mattoncini impiegati, centinaia di fotografie e un paziente lavoro di montaggio. Le note di preproduzione sull’agenda lo avevano previsto: “Sarà il Lego omaggio più ambizioso di sempre”.

Gioia Gottini, coltivatrice di successi

I business coach si somigliano tutti: un po’ sfrontati, un po’ presuntuosi, vestono i panni del guru per dispensare consigli già visti in molte salse. Gioia Gottini è molto lontana da questo stereotipo: empatica, leggera e divertente, contagiosa. I suoi contenuti, in qualsiasi forma, ravvivano la passione per la propria attività.

Dedico la mia nuova Lego MOC a questa brillante coltivatrice di successi, specializzata in personal branding e business al femminile. Ebook, articoli e newsletter di Gioia sono perle da collezionare: sempre utili e mirate, ricche di consigli da mettere subito in pratica per il tuo marketing & planning.

Non mi perdo una newsletter, e consiglio sistematicamente l’iscrizione ai suoi canali ad ogni persona che accenna a progetti di business. Uomini e donne, perché Gioia si rivolge ad un target femminile, ma le sue chicche hanno valenza unisex!

Bookblister, pillole di libri

Bookblister di Chiara Beretta Mazzotta è un lit-magazine di qualità. Attraverso pilloLe e contenuti interessanti racconta il misterioso mondo dell’editoria. Cercavo spunti utili da girare a un amico, alle prese con la pubblicazione di un fantasy. Ora non mi perdo un post!

Molti fantasticano di pubblicare un gIorno il proprio romanzo, ma cosa succede a un libro prima di finire sullo scaffale? Per evitare errori grossolani, è utile seguire i consigli autorevoli di chi l’ambiente editoriale lo vive.

Chiara è una editor e una giornalista puBblicista. Nel 2011 ha fondato Bookblister per parlare di libri e di editoria. I suoi video sono pieni di spunti inteRessanti per chi vorrebbe conoscere meglio questo strano mondo.

I video di Chiara Beretta Mazzotta (per esteso, come piace chiamarla ai miei bambini) sono sempre in primo piano o a mezzo busto. In questa Lego MOC una licenza poetico-creativa la immagIna seduta in cattedra, a mo’ di insegnante americana! 😀

DiserieZero, con la testa tra le nuvole

Diseriezero è il blog di Claudia Brugna. Con leggerezza fa trasparire da ogni suo post passione, fantasia e gentilezza. Quando le ho confidato che stavo lavorando ad una composizione Lego per rendere omaggio al suo lavoro, mi ha suggerito di inserire una giraffa perché – come lei – ha sempre la testa tra le nuvole.

Claudia invita a non lasciarsi intrappolare dalle idee, dalle convinzioni o dal destino, perché le prime cambiano e si rovesciano, mentre l’ultimo si può sempre cancellare e riscrivere. Dalle sue pagine social lancia una provocazione: “se unicità è follia, se sorriso è stoltezza, se timidezza è futilità, allor riteniatemi pazza, sciocca e banale.”.

A Claudia e al suo progetto dedico la Lego MOC più ambiziosa di sempre, per risorse impiegate, dimensioni e numero di pezzi. Con la testa tra le nuvole, è un posto bellissimo!