Ettore Verdi, creativo razionale

I Lego omaggi che ho realizzato fin qui sono stati dedicati a persone o progetti che mi hanno divErtito o che ho trovato di ispirazione. Ho iniziato nel giugno 2017 colpito dall’idea di un blog di viaggio diverso dagli altri. Pochi mattoncini, un po’ di confusione e foto sfocate per la prima costruzione: a rivederla ora mette tenerezza.

Nel tempo ho affinato la tecnica cercando di focalizzare meglio un’idea di parTenza, ma sempre creando liberamente e lasciando fluire l’immaginazione un Lego alla volta, senza troppa progeTtazione.

Questa volta ho messo l’ego al centro e mi sono concesso un momento di introspezione. Al termine ho mOsso un passo indietro e… Wow! Ne è uscita una sorta di TAC cerebrale, l’opera che mi racconta più di tutte, descRivendo quello che in ogni momento avviene nella mia testa. Lego che spiegano l’ego rappresentando l’equilibrio tra la mia componente razionale e quella creativa. Fenomenali poteri immaginifici controllati da un severo pragmatismo da ingegnere. Sono io.

Oggi sappiamo che l’idea del cervello diviso in emisferi, ciascuno dedicato ad una funzione specifica, è troppo semplificata. Entrambe le componenti cerebrali intervengono nelle decisioni logiche e nei processi creativi: anime gemelle che ritrovano l’unità plasmando la nostra identità personale. Come in un procEsso alchemico in cui il dosaggio dell’una o dell’altra essenza porti a soluzioni differenti, così l’”anima” prevalente determina il modo in cui ognuno di noi affronta la vita. Abbiamo degli Sheldon Cooper, delle Amélie Poulain e – al centro – ogni possibile sfumatura. E tu, dove ti collocheresti su questa scala ideale?

V per serendipità

Una ragazza in bikini con lo sfondo del mare.

Calzo il 47½ dalla prima superiore. Nell’era dell’e-commerce e della personalizzazione integrale non è più un problema, ma negli anni ’90 troVare calzature oltre il 45 era una bella sfida.
Mio padre si rivolse invano ai cantieri Riva e a certi produttori di fioriere, poi trovò un negozio che importava scarpe sportive dall’estero. Alcuni modelli avevAno design così estremi che sul mercato italiano non arrivarono mai.

Serendipità. Un concetto bello quanto il suono della parola che lo descrive. Ho appreso e poi dimenticato l’origine del termine diverse volte, finché non l’ho fissata nella mente ispirato da un post di viaggintempo.
Serendipità è la capacità di imbattersi in scoperte feLici e inaspettate mentre si è alla ricerca di qualcosa di diverso. Qualcuno la ritiene pura casualità, una trama di circostanze fortuite tessute dalla sorte. Io la considero un’attitudine, figlia dell’inclinazione a cogliere sEgnali e indizi e dell’apertura mentale necessaria a volgerli a proprio favore.

Come in quel lontano pomeriggio estivo, in cui indossai le mie inimitabili Nike Turbulence (Google nega siano mai esistite) per fare un giro in griglieria. Unico scampolo di Calabria dal clima temperato, ricavata da un angolo di piNeta affacciata sulla spiaggia, intorno alle 16 volgeva a bisca imbruttita. Per uno scarto azzardato o una pinella calata al momento sbagliato, ho visto rinnegare amici di sempre, troncare matrimoni al traguardo delle nozze d’argento, giurare vendetta. Ancor più fervore era riservato ai vinciTori: esaltati e portati in processione, omaggiati e ammirati, le loro gesta erano decantate per settimane. L’atmosfera era così carica di energia e di aspettativa, che persino l’uomo del cocco deviava dal suo percorso per aggiornarsi sul punteggio dei tornei.

Pugliesi e napoletani su tutti erano maestri nell’arte del burraco, e mi aggiravo tra i tavolacci per carpirne le tecniche, determInato a fare tendenza con il mio outfit ricercato. Maglietta dell’animazione di tre anni prima, occhiali tecnici da ciclista e scarpe inedite nel nostro emisfero. Se una giovanissima Chiara Ferragni avesse trascorso le vacanze nello stesso villaggio, avrebbe aperto il blog anzitempo, ammirata. O almeno così credevo, finché un commento mi raggiunse come unghie sulla lavagna: “Uaah, paiono larve di mosca!”

I colori intorno a me virarono in una scala di grigi, le ginocchia molli, il gelo. Con la coda dell’occhio colsi Neymar l’emblematica balla di fieno rotolare dietro di me. note musicali Hello darkness my old friend… La sincope durò qualche secondo, il tempo di rendermi conto che la spietata voce dallo spiccato acceNto partenopeo aveva ragione. Essendo un convinto praticante dello stesso tipo di sarcasmo, schietto e severo, pur morendo un po’ dovetti riconoscere che il paragone calzava. In breve, scherzando sulle scarpe-crisalide, il ghiaccio si sciolse e mi integrai nel gruppo di amici.

Lei era la ragazza con il bikini all’uncinetto. Più improbabile delle mie Nike Turbulence, pareva confezionato con centrini e sottopentole di vecchie signore. Ne feci un bersaglio di facili frecciatine, scagliate per pareggiare i conti della griglieria. Non ammisi mai che le donava, e che più di ogni altra cosa la identificava, un po’ come la sciarpa verde di Rebecca Bloomwood.
Serendipità e sliding doors sono concetti affini: quel giorno avrei potuto scegliere di indossAre delle infradito, e morire triste e solo. Invece, scarpe sportive ai piedi, ho conosciuto persone straordinarie.

Dovremmo allenarci alla serendipità. Coltivarla, inserirla nei programmi scolastici. E bandire le infradito. Le cose migliori capitano con le stringhe bene allacciate, alle persone con la mente sciolta.

Eroe valoroso, padre affettuoso

Se ti chiedessero qual è il mestiere più difficile, che cosa risponderesti? Probabilmente, il genitore. Che siamo figli o genitori, abbiamo tutti la consapevolezza di quanto questo ruolo sia delicato: papà e mamme si misurano ogni giorno con un’infinità di potenziali errori.

Porto il nome di un eroe valoroso, ma anche di un padre affettuoso. Se è vero che nel nome si cela il destino degli uomini, era scritto che diventassi papà. Ho maturato dell’esperienza, ma non si è mai veramente preparati: ogni figlio è unico ed irrompe nella tua vita come un tackle di Montero, stravolgenDola completamente.

Freud, quello del pezzo estivo di Nek e J-AX, sostenne che crescere ed educare un figlio fosse un compito impossibile, a causa dei conflitti interiori che si gEnerano nei genitori. Però ebbe sei bambini. Non te lo aspetteresti dall’inventore della psicoanalisi!
Ad ogni modo, non si sbagliava: sogniamo tutti un erede a nostra immagine e somiglianza. Vorremmo scolpirne carattere e sfaccettature, vederlo realizzare sogni ed obiettivi che noi abbiamo mancato. Inseguiamo un riscatto tardivo. Ma un figlio è un essere umano inDipendente, non un estensione, e sceglierà sempre sentieri imprevedibili e inattesi.

Avanzando su una strada lastricata di buone intenzioni, i genitori tendono a spianare quella di fronte ai loro figli. Calpestando la filosofia che anima questo blog, tentano di impedire ai gIovani di cadere nei propri errori, finendo per rallentarne i progressi.
Difficile farne una colpa. Nuove dinamiche sociali e familiari spingono il trend del figlio unico, e i genitori a puntare sul pupo tutto il loro carico psicologico e affettivo. Rien ne va plus. Se felicità ed esistenZa stessa della coppia dipendono da quell’unica giocata, è inevitabile cadere nell’iperprotettività. Si partecIpa ad ogni momento della vita del figlio, per facilitarla, renderla meno dolorosa.
Eppure piccoli traumi ed errori sono fondamentali per crescere: le avversità sono parte della vita. Per superarle diamo il meglio di noi, scoprendo risorse nascOste e sviluppando capacità di adattamento. Quella del genitore è una sfida sul lungo periodo: i più apprensivi prediligono i benefici immediati, ma allevano figli più imbranati insicuri.

Nell’Iliade, Ettore toglie il figlio dall’abbraccio della madre e lo solleva in un gesto d’affetto, permettendogli di guardarsi intorno, aprendosi al mondo e al futuro.
Credo che il compito dei genitori si riduca a questo. Invitare i figli a prendere il loro posto nel mondo. Amarli, compreNdere la loro individualità e sostenerli nelle loro inclinazioni. Sfidare le loro capacità mentali, esercitandoli anche all’empatia e alla comprensione degli altri.

Che il ruolo del genitore ti caschi addosso o giunga consapEvolmente, mettici tutto il tuo impegno. Sarà il compito più importante che la vita ti affiderà.