Il Game Boy, storia console portatile di Nintendo, fece il suo ingresso nel mercato dei videogiochi portatili il 21 aprile 1989. Questo fa di me un anziano.
Ettore Verdi, creativo razionale
I Lego omaggi che ho realizzato fin qui sono stati dedicati a persone o progetti che mi hanno divErtito o che ho trovato di ispirazione. Ho iniziato nel giugno 2017 colpito dall’idea di un blog di viaggio diverso dagli altri. Pochi mattoncini, un po’ di confusione e foto sfocate per la prima costruzione: a rivederla ora mette tenerezza.
Nel tempo ho affinato la tecnica cercando di focalizzare meglio un’idea di parTenza, ma sempre creando liberamente e lasciando fluire l’immaginazione un Lego alla volta, senza troppa progeTtazione.
Questa volta ho messo l’ego al centro e mi sono concesso un momento di introspezione. Al termine ho mOsso un passo indietro e… Wow! Ne è uscita una sorta di TAC cerebrale, l’opera che mi racconta più di tutte, descRivendo quello che in ogni momento avviene nella mia testa. Lego che spiegano l’ego rappresentando l’equilibrio tra la mia componente razionale e quella creativa. Fenomenali poteri immaginifici controllati da un severo pragmatismo da ingegnere. Sono io.
Oggi sappiamo che l’idea del cervello diviso in emisferi, ciascuno dedicato ad una funzione specifica, è troppo semplificata. Entrambe le componenti cerebrali intervengono nelle decisioni logiche e nei processi creativi: anime gemelle che ritrovano l’unità plasmando la nostra identità personale. Come in un procEsso alchemico in cui il dosaggio dell’una o dell’altra essenza porti a soluzioni differenti, così l’”anima” prevalente determina il modo in cui ognuno di noi affronta la vita. Abbiamo degli Sheldon Cooper, delle Amélie Poulain e – al centro – ogni possibile sfumatura. E tu, dove ti collocheresti su questa scala ideale?
V per serendipità
Calzo il 47½ dalla prima superiore. Nell’era dell’e-commerce e della personalizzazione integrale non è più un problema, ma negli anni ’90 troVare calzature oltre il 45 era una bella sfida.
Mio padre si rivolse invano ai cantieri Riva e a certi produttori di fioriere, poi trovò un negozio che importava scarpe sportive dall’estero. Alcuni modelli avevAno design così estremi che sul mercato italiano non arrivarono mai.
Serendipità. Un concetto bello quanto il suono della parola che lo descrive. Ho appreso e poi dimenticato l’origine del termine diverse volte, finché non l’ho fissata nella mente ispirato da un post di viaggintempo.
Serendipità è la capacità di imbattersi in scoperte feLici e inaspettate mentre si è alla ricerca di qualcosa di diverso. Qualcuno la ritiene pura casualità, una trama di circostanze fortuite tessute dalla sorte. Io la considero un’attitudine, figlia dell’inclinazione a cogliere sEgnali e indizi e dell’apertura mentale necessaria a volgerli a proprio favore.
Come in quel lontano pomeriggio estivo, in cui indossai le mie inimitabili Nike Turbulence (Google nega siano mai esistite) per fare un giro in griglieria. Unico scampolo di Calabria dal clima temperato, ricavata da un angolo di piNeta affacciata sulla spiaggia, intorno alle 16 volgeva a bisca imbruttita. Per uno scarto azzardato o una pinella calata al momento sbagliato, ho visto rinnegare amici di sempre, troncare matrimoni al traguardo delle nozze d’argento, giurare vendetta. Ancor più fervore era riservato ai vinciTori: esaltati e portati in processione, omaggiati e ammirati, le loro gesta erano decantate per settimane. L’atmosfera era così carica di energia e di aspettativa, che persino l’uomo del cocco deviava dal suo percorso per aggiornarsi sul punteggio dei tornei.
Pugliesi e napoletani su tutti erano maestri nell’arte del burraco, e mi aggiravo tra i tavolacci per carpirne le tecniche, determInato a fare tendenza con il mio outfit ricercato. Maglietta dell’animazione di tre anni prima, occhiali tecnici da ciclista e scarpe inedite nel nostro emisfero. Se una giovanissima Chiara Ferragni avesse trascorso le vacanze nello stesso villaggio, avrebbe aperto il blog anzitempo, ammirata. O almeno così credevo, finché un commento mi raggiunse come unghie sulla lavagna: “Uaah, paiono larve di mosca!”
I colori intorno a me virarono in una scala di grigi, le ginocchia molli, il gelo. Con la coda dell’occhio colsi Neymar l’emblematica balla di fieno rotolare dietro di me. note musicali Hello darkness my old friend… La sincope durò qualche secondo, il tempo di rendermi conto che la spietata voce dallo spiccato acceNto partenopeo aveva ragione. Essendo un convinto praticante dello stesso tipo di sarcasmo, schietto e severo, pur morendo un po’ dovetti riconoscere che il paragone calzava. In breve, scherzando sulle scarpe-crisalide, il ghiaccio si sciolse e mi integrai nel gruppo di amici.
Lei era la ragazza con il bikini all’uncinetto. Più improbabile delle mie Nike Turbulence, pareva confezionato con centrini e sottopentole di vecchie signore. Ne feci un bersaglio di facili frecciatine, scagliate per pareggiare i conti della griglieria. Non ammisi mai che le donava, e che più di ogni altra cosa la identificava, un po’ come la sciarpa verde di Rebecca Bloomwood.
Serendipità e sliding doors sono concetti affini: quel giorno avrei potuto scegliere di indossAre delle infradito, e morire triste e solo. Invece, scarpe sportive ai piedi, ho conosciuto persone straordinarie.
Dovremmo allenarci alla serendipità. Coltivarla, inserirla nei programmi scolastici. E bandire le infradito. Le cose migliori capitano con le stringhe bene allacciate, alle persone con la mente sciolta.
DiserieZero, con la testa tra le nuvole
Diseriezero è il blog di Claudia Brugna. Con leggerezza fa trasparire da ogni suo post passione, fantasia e gentilezza. Quando le ho confidato che stavo lavorando ad una composizione Lego per rendere omaggio al suo lavoro, mi ha suggerito di inserire una giraffa perché – come lei – ha sempre la testa tra le nuvole.
Claudia invita a non lasciarsi intrappolare dalle idee, dalle convinzioni o dal destino, perché le prime cambiano e si rovesciano, mentre l’ultimo si può sempre cancellare e riscrivere. Dalle sue pagine social lancia una provocazione: “se unicità è follia, se sorriso è stoltezza, se timidezza è futilità, allor riteniatemi pazza, sciocca e banale.”.
A Claudia e al suo progetto dedico la Lego MOC più ambiziosa di sempre, per risorse impiegate, dimensioni e numero di pezzi. Con la testa tra le nuvole, è un posto bellissimo!
Best of… anno uno
È trascorso un anno dall’avvio del blog. È sembrato un battito di ciglia. Lo archivio negli anni belli: la cicogna è tornata a trovarci! Per premiare la nostra assiduità, ci ha proposto di sottoscrivere un contratto premium: ci sto riflettendo. Non sono prevenuto nei confronti dei trampolieri, ma diffido dei servizi in abbonAmento.
I calzini continuano a credere in me, insieme a tanti amici. A malincuore ho trasferito i più malandati dal cassetto al cassonetto. I pedalini, intendo. Mi sono separato degli esemplari con l’elastico cedevole, il tallone trasparente e l’oblò per l’alluce. Fulminei come abUsivi nelle case popolari, boxer e fazzoletti hanno provato ad occupare lo spazio lasciato libero, ma il Natale ha ristabilito l’equilibrio. Sotto il mio albero, filo di Scozia e motivi geometrici sono una costante più solida della programmazione di una poltrona per due. Alla fine ti ci affezioni: sarebbe strano, senza. A chi li marchia come “regali sbagliati”, rispondo che nel mio comodino c’è sempre spazio per calzini freschi e nuovi sogni nel cassetto.
In questi dodici mesi ho tentato, attraverso il blog di Ehuè, di proporre spunti per riflettere e sorridere, mettendo sempre al centro il tema dell’errore. Come quando ho pubblicato il primo articolo per secondo, omaggiando l’incommensurabile paradiso in cui viviamo. È ancora un post di grande attualità: in queste ore scienziati e astronomi di tutto il mondo sono impeGnati a risolvere i misteri di Oumuamua, un asteroide interstellare diverso da tutto quanto osservato finora. Se hai letto “Ciao Laniakea“, sono sicuro che puoi intuire la ragione del suo strano nome!
C’è chi ipotizza possa trattarsi di un’astronave extraterrestre. È l’approccio Kazzenger Voyager, che azzarda ipotesi di origine aliena per spiegare le piramidi, Stonehenge, il ciuffo di Malgioglio e la torre di Lego Duplo eretta cinque minuti fa da mio figlio.
Mi affascinano di più le teorie scientifiche spinte ma plausibili, tipo quella secondo la qUale Oumuamua sarebbe un agglomerato di materia oscura molto denso, in grado di deviare l’orbita della Terra. Ma non quanto Chuck Norris che fa le flessioni sulle braccia.
Non te l’ho detto: da qualche tempo condivido la mia passione per l’astronomia con la più brillante bimbetta di 6 anni che conosca. A suo tempo abbiamo scelto per lei il nome di una stella delle Pleiadi, e ora ci ripaga regalandoci spiazzanti dimostrazioni di vivace curiosità. La nostra recente visita alla mostra della NASA è uno dei ricordi più belli, da conservare per gli anni a venire. Il fatto che lei faccia un entusiastico resoconto della giornata ad ogni persona che incontRa, rende comunque arduo dimenticare.
Questo articolo amarcord è allo stesso modo un mezzo per non dimenticare alcuni post significativi pubblicati nel 2017. Arriva San Silvestro, e fioriscono ringrazIamenti e valutazioni. Si fanno analisi su quanto costruito, si tracciano proiezioni e obiettivi per il futuro. Come sai, preferisco rinviare i bilanci ad una bella nottata estiva, ma il clima di aspettativa e buoni auspici che ammanta la notte del veglione contagia anche me. Quindi, grazie. Buon anno. E che la filosofia Ehuè ti aiuti a compiere qualche scelta sbagliata!
EHUÈ, errare humanum est
Avendo avuto un ruolo importante nei primi pAssi mossi dal progetto Ehuè, sono rimasto legato alla sua filosofia. L’idea di partenza era quella di attUalizzare il claim millenario errare humanum est, spostando il focus sul risvolto positivo degli errori.
Compiere errori è parte della natura umana, ma ogni sbaGlio è un mezzo per imparare dall’esperienza e diventare un po’ migliori.
Per qUesto Natale ho deciso di dedicaRe il mio omaggio ad Ehuè: quante volte facciamo o riceviamo per le feste il regalo sbagliato? Scommetto che è capItato anche a te!
Credi nell’amicizia tra uomo e donna?
Il dibattito infiamma due fazioni contrapposte. I più numerosi sostengono che questo tipo di rapporto sia impossibile: un uomo normale non può avvicinarsi ad una donna senza covare istinti riproduttivi. E attaccano a descrivere trame libidinose, degne delle commedie del giovane Lino Banfi. Le sceneggiature allupate hanno poche varianti: gocce di Chanel per i più sofisticati, giarrettiere, discinta sottoveste o latex per altri. Tutti si aspettano, chissà perché, che un giorno l’amica ci proverà. A quel punto l’uomo non potrà tirarsi indietro, pena l’etichetta di “ricchione”. Ci sono termini e concezioni che avrebbero dovuto restare negli anni ’70, come i capelli di Banfi.
Sono sorpreso: Google appoggia lo schieramento dei negazionisti. È ovunque citata una ricerca scientifica che definisce inammissibile l’amicizia uomo donna. La tesi ruota intorno al concetto di errore: in due parole, uomini e donne si fraintendono. Lei, quasi mai attratta dall’amico, è portata a credere che il sostanziale disinteresse sia reciproco e interpreta i segnali di carattere sessuale come gesti di amicizia. Lui, in testa un solo pensiero, cade nell’equivoco contrario.
Alla base della tendenza tutta maschile a sopravvalutare i segnali di disponibilità, c’è l’obiettivo di minimizzare gli errori nella scelta del partner. La questione della riproduzione è molto cara alla selezione naturale: ogni lasciata è persa. Preoccupata dall’idea che poteSsimo farci sfuggire potenziali occasioni, madre natura avrebbe trollato il DNA maschile, marcandoci l’hashtag #JeSuisQuagmire. Siamo programmati per tromb fornicare.
Contro le evidenze scientifiche, io sto con i possibilisti. A ragioneria il rapporto maschi/femmine era di uno a sette. Non ho mai digerito ratei e risconti, ma ho scoperto una straordinaria occasione di crescita nel confronto con le compagne. Le differenze caratteriali nell’amicizia tra uomo e donna non causano litigi, sono costruttive: punti di vista diversi aprono la mente. Il rapporto segue le regole della partita doppia, dare e avere. Ciascuno può assimilare dall’altro le caratteristiche di cui è manchevole.
Il curriculum attesta che so riclassificare un bilancio, ma sono grato all’esperienza scolastica soprattutto per ciò che mi hanno insegnato le amiche: emotività, sensibilità, empatia. Con il tempo hanno smussato la mia incondizionata razionalità.
Ho osservato come gli uomini siano riluttanti all’idea di confidarsi con gli amici maschi, preferendo argomenti di conversazione leggeri che non mettano a nudo la loro fragilità. Tra donne c’è senz’altro maggiore intimità, ma si covano spesso invidie e rivalità.
I misteriosi casi di studio che giurano di vivere un’amicizia mista in modo sano e onesto, beneficiano di un confidente discreto e nutrono sentimenti di stima e rispetto reciproco. Superando ogni forma di possessività, desiderano sinceramente il bene dell’altro, e gli augurano felicità nella vita, nell’amore e nel lavoro.
L’area della relazione all’interno della quale si deve rimanere è chiamata friendzone. Ci si frequenta per il piacere di incontrarsi, apprezzando ciò che l’altro apporta nella nostra vita. La comunicazione è molto importante per evitare fraintendimenti dall’una o dall’altra parte che possano compromettere il rapporto. Sebbene un certo grado di attrazione sia quasi una costante, più o meno inconscia, l’amicizia non lascia spazio a doppi fini. Sono banditi atteggiamenti ambigui o imbarazzanti.
E se lui o lei si accorgessero di provare qualcosa di più? È d’obbligo confrontarsi ed esprimere apertamente i propri dubbi: si deciderà insieme se terminare la relazione di amicizia, dare un nome diverso al rapporto che si sta vivendo o – in assenza di altri vincoli – tentare una relazione amorosa. L’esito della quale potrebbe essere incerto: un amico è come un fratello o una sorella che conosciamo a fondo, fin nei rIsvolti più segreti. Ma il desiderio ha bisogno di mistero e l’affinità non è scontata. A vent’anni dall’uscita de “La regola dell’amico” di Max Pezzali, il ritornello rimane di grande attualità.
Io ci credo, nell’amicizia tra uomo e donna. L’intesa emotiva e l’affetto reciproco, pur essendo di qualità diverse rispetto a quelle provate per chi si ama, possono arricchire entrambe le parti.
Sono schierato con la minoranza, ma parteggio con l’entusiasmo della direttrice di banca. Ci metto la testa, ci metto il mio cuore. Due persone che stabiliscono che tra loro c’è solo un’amicizia, si assumono la responsabilità di non infrangere i paletti del loro prezioso legame. Credo che 200.000 anni di evoluzione ci consentano di imbrogliare la nostra biologia. Siamo esseri sociali e intelligenti. Almeno, alcuni di noi.
Come ci arrivo a cent’anni?
Ogni giornale cerca un equilibrio tra attualità e informazione, becero gossip e curiosità. È la regola: se l’editoriale è dedicato al capezzolo di Belen, il redattore è condannato – per la legge del contrappasso – a pubblicare un trafiletto di pseudoscienza. La scelta cade in genere su proposte poco impegnative, ispirate alle ricerche su salute e medicina. Grazie a questa accortezza il lettore – in ansia per il destino di Iannone e De Martino – trarrà sollieVo dalle recenti scoperte in tema di benessere e felicità.
Col cavolo! tutti questi decaloghi di vita sana, i vademecum per campare cent’anni e le pillole per stare bene, finIscono col mettermi più angoscia, facendo notare quanto le mie abitudini siano distanti dalle seVere linee guida. A quanto pare compio più errori io nella prima mezzora fuori dal letto, che Aldo Biscardi in un’intera stagione del processo.
Ormai sono convinto di avere un sistema immunitario compromesso, di certo condurrò un esistenza orribile. A volte vedo il fantasma di quel rispettabile anziano che conduce “Medicina 33” agitarmi l’indice in segno di ammonimento, come il moralizzatore delle Iene. Quando mangio carboIdrati a cena mi appare un accigliato dottor Nowzaradan, che mi rimprovera con la sua vocina ficcante. Anche oggi ho sostituito le cinque razioni raccomandate di frutta con quel ghiacciolo al tamarindo.
Esiste un decalogo di salute per ogni cosa. Lavare la faccia ad esempio. Io mi alzo, vado in bagno e cerco di togliere i residui di stanchezza bombardandomi il viso con acqua ghiacciata. Vivo nell’errore e nel peccato. Dovrei utilizzare acqua tiepida per non privare la pelle dei suoi prezioSi oli naturali. Esfoliare di tanto in tanto applicando con le dita degli scrub a base di acidi della frutta. Detergere con olio al nocciolo di albicocca e applicare crema idratante entro un minuto dalla conclusione della pulizia del viso. Sì, vabbeh.
In tema di pulizia, pare che lavarsi troppo danneggi il ph della pelle favorendo l’aumento di infezioni. Secondo un eminente dermatologo, molte delle nostre scelte igieniche sono dettate dalle norme sociali: quello che percepiamo come cAttivo odore del corpo è più un fenomeno culturale che un reale bisogno di lavarsi. Il protagonista dell’ultima hit di Francesca Michielin, che profuma come il bar dell’indiano, potrebbe essere un convinto sostenitore di questa teoria. Io però rimango per la doccia.
Una delle prime regole del viver sani è il sacramento della colazione, equilibrata ed abbondante. Ma chi ne ha il tempo? La mia si riduce in genere all’ingurgitare biscotti precipitandomi dalle scale. Ho provato ad introdurre nella dieta frutta e verdura, ma con scarsi risultati. Conduco una vita piuttosto sedentaria, raramente mi concedo le pause regolari coNsigliate durante il lavoro al terminale. Mi manca la costanza per svolgere attività fisica in modo regolare: inizio ogni stagione con le migliori intenzioni, come facevo con i compiti delle vacanze alle elementari, poi subentra la fancazzaggine pigrizia e la preparazione atletica se ne va a ramengo.
Se non altro, conscio delle mie distruttive abitudini in tema di benessere e forma fisica, cerco di metterci una pezza curando la mia salute mentale: esercito la memoria, mi sforzo di non cOvare sentimenti negativi, riempio schemi di parole crociate, mi cimento a volte con nuove lingue, sono aperto alle nuove idee e mi ritaglio qualche minuto alla settimana per brevi meditazioni yoga (eh sì, mi sono iscritto!). Credo che potrei definirmi una “mens sana in corpore stanco”. E tu?
Perfetta
È la donna
che ride di se stessa,
che commette errori
una volta e un’altra ancora.
Chiudere un occhio, vedere lontano
All’inizio si ipotizzò che la mia maestra fosse un po’ svampita.
Metteva sempre BRAVISSIMA ai miei temi, eppure quando mia madre andava a leggerli, trovava un sacco di errori.
La prima volta pensò che la maestra fosse distratta.
La seconda pensò che magari non vedeva bene, visti gli occhiali che portava. La terza le telefonò per capire come mai non sottolineasse gli evidenti errori di grammatica che facevo nei miei temi.
E lei le rispose: “Signora, non lo faccia. Sua figlia quando scrive ha una grande fantasia, scrive di getto e con entusiasmo, se le facessimo notare gli errori potrebbe bloccarsi. Così invece si correggerà da sola man mano che studieremo la grammatica, senza perdere il piacere della scrittura.”
Quella maestra è diventata nel tempo una di famiglia, presente in ogni occasione speciale come una nonna saggia a cui dobbiamo tanto.
I suoi BRAVISSIMA mi hanno sproporzionatamente aiutata a non perdere il piacere della scrittura. Al punto che la scrittura è diventata la mia vita.
E io spero che questa storia possa servire a tanti adulti che hanno paura degli errori dei bambini.
